Il sermone del 26 aprile 2026, predicato dal Pastore Rubens Spada, esplora la terza apparizione di Gesù risorto ai discepoli, descritta nel Vangelo di Luca 24, concentrandosi sul profondo significato del Suo saluto e della Sua presenza. Ecco i punti più importanti spiegati in dettaglio:
- Il dono dello “Shalom” (La Pace perfetta). Apparendo improvvisamente in mezzo ai Suoi discepoli, le prime parole di Gesù sono: “Pace a voi”. Questa parola, radicata nell’ebraico e aramaico Shalom, trascende la semplice assenza di conflitti. Essa esprime prosperità, pienezza, gioia universale, sicurezza e totale soddisfazione. In un mondo pieno di angosce, guerre e difficoltà quotidiane, lo Shalom è esattamente ciò di cui l’umanità ha più bisogno: la certezza incrollabile che, pur affrontando le prove, il Signore è al nostro fianco per donarci una pace soprannaturale.
- L’empatia di Gesù verso i cuori turbati. Inizialmente, i discepoli erano sconvolti e terrorizzati, credendo di trovarsi di fronte a un fantasma. Invece di rimproverarli per la loro mancanza di fede, Gesù dimostra una profonda compassione domandando: “Perché siete turbati e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?”. Gesù non ignora le nostre fatiche; osserva le nostre vite, conosce i nostri pensieri più intimi (come ricorda il Salmo 139) e interviene per calmare le tempeste del nostro cuore. Egli desidera trasformare le nostre incertezze e la nostra confusione in una serena fiducia.
- La prova tangibile della Risurrezione. Per sradicare la diffidenza dei Suoi discepoli, Gesù offre prove inconfutabili della Sua reale identità fisica. Invita apertamente i discepoli a guardare e toccare le Sue mani e i Suoi piedi segnati dai chiodi, rassicurandoli di possedere carne e ossa, a differenza di uno spirito. Per confermare ulteriormente questa verità, chiede qualcosa da mangiare e consuma un pezzo di pesce arrostito davanti a loro. Attraverso queste azioni pratiche, Gesù dimostra fisicamente di aver sconfitto la morte e di aver mantenuto la Sua promessa.
- L’invito all’intimità spirituale e all’evangelizzazione. Il pastore avverte del rischio di cadere nella “sindrome di Marta”: essere così occupati, persino nelle attività religiose, da dimenticarsi di coltivare la vitale presenza curativa di Dio attraverso la preghiera e la lettura della Bibbia. Inoltre, coloro che hanno ricevuto questo Shalom hanno l’imperativo di condividerlo. Evangelizzare non significa solo dare un momentaneo “bicchiere d’acqua” a chi ha sete, ma presentare alle persone la sorgente inesauribile dell’acqua viva, che è Cristo. La potente testimonianza di Jack, un anziano di 94 anni che ha recentemente accettato Gesù, viene usata per dimostrare che Dio può trasformare i cuori a qualsiasi età e che non dobbiamo mai zittire la nostra testimonianza.
Conclusione: Il messaggio si chiude con un forte invito a confidare pienamente in un Dio vivo e onnipotente, in grado di compiere “infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo”. Sull’esempio della celebre dichiarazione di Giosuè (“quanto a me e alla casa mia serviremo il Signore”), il credente è esortato a scegliere intenzionalmente la pace di Dio, arrendendo le proprie ansie al Signore e impegnandosi attivamente per diventare un canale attraverso il quale l’amore e lo Shalom di Gesù possano raggiungere un mondo che ne ha disperatamente bisogno.
