Il sermone del 1° marzo 2026 è stato incentrato sulla gestione delle difficoltà attraverso la fede, prendendo come riferimento l’episodio biblico di Gesù che placa la tempesta. Il pastore Rubens Spada spiega che le avversità sono inevitabili e permesse da Dio per favorire la maturazione spirituale e la crescita dei credenti. Durante il periodo della Quaresima, i fedeli sono incoraggiati a praticare il digiuno e la preghiera per rafforzare il proprio legame con lo Spirito Santo.

L’insegnamento centrale sottolinea che, sebbene le “tempeste” della vita possano spaventare, la presenza di Cristo garantisce sicurezza e pace. Affidando il controllo a Dio, i credenti possono superare ogni prova con costanza e fiducia. Il discorso si conclude con l’esortazione a dare priorità alla preparazione spirituale in vista del ritorno di Cristo.

“40 giorni per lasciare il timone al Signore” analizza il celebre brano evangelico di Gesù che calma la tempesta (Marco 4,35-41) per offrire profonde lezioni spirituali sulla gestione delle difficoltà durante il periodo della Quaresima.

Punti principali e insegnamenti


L’inevitabilità delle tempeste

  • Il pastore sottolinea che tutti affrontano tempeste nella vita: malattie, problemi familiari, crisi economiche o conflitti interiori. Citando Giovanni 16,33, ricorda che nel mondo avremo tribolazioni, ma Gesù ha già vinto il mondo.

La tempesta come scuola di maturità

  • Le difficoltà sono descritte come una “permissone” del Signore per farci crescere. Viene usata la metafora secondo cui “un mare calmo non ha mai fatto un buon marinaio”: è attraverso le prove che la fede produce costanza e maturità.

Gesù ha il controllo, anche quando “dorme”

  • Nel brano biblico, Gesù dorme serenamente mentre i discepoli sono terrorizzati. L’insegnamento è che, anche se Dio sembra silenzioso o assente durante i nostri problemi, Egli è comunque al controllo della barca e può riportare la calma con una sola parola.

Il passaggio dalla paura alla fede

  • La paura è una reazione umana che può bloccarci; la fede consiste nel confidare nella potenza di Dio nonostante le circostanze. Senza fede è impossibile piacere a Dio, ed essa è necessaria per guardare oltre il problema presente.

L’invito a consegnare il “timone”

  • Spesso i problemi non si risolvono perché cerchiamo di gestirli a modo nostro. Il credente è invitato ad accogliere Gesù nella propria barca e a lasciargli il comando, smettendo di agire esclusivamente secondo la propria volontà.

Prospettiva eterna

  • Le sofferenze presenti non sono paragonabili alla gloria futura. Il pastore ricorda che siamo “pellegrini” sulla terra e che le tempeste servono anche a ricordarci che questa non è la nostra dimora definitiva.


Conclusione


In sintesi, il messaggio centrale è un invito alla fiducia totale in Cristo. La vita cristiana non garantisce l’assenza di tempeste, ma assicura la presenza di Gesù nella barca. Attraverso la preghiera e il ringraziamento anche nei momenti difficili, il fedele impara a riconoscere la sovranità di Dio, sapendo che Egli può calmare ogni vento contrario con un solo comando.

Lasciare il timone al Signore significa passare dall’ansia della gestione autonoma alla pace che nasce dall’affidarsi a Colui al quale persino il vento e il mare obbediscono.