La predica del 17 maggio 2026, predicata dal Pastore Rubens Spada, si fonda sul capitolo 2 degli Atti degli Apostoli, esplorando la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, le prime 3.000 conversioni e la conseguente nascita della Chiesa. Il sermone evidenzia sei effetti principali della presenza dello Spirito Santo nella vita dei credenti:


1. Timore: Non va inteso come paura, ma come profonda riverenza e rispetto per l’autorità di Dio, essendo “il principio della sapienza”. Significa avere un cuore arreso e sottomesso, compiendo ogni azione o lavoro unicamente per glorificare il nome del Signore.


2. Ravvedimento: Definito come il “biglietto” per immettersi sulla strada della salvezza. Consiste nel riconoscere i propri peccati e intraprendere un sincero cambio di vita. Il pastore ricorda che la Chiesa è un “pronto soccorso” per peccatori e malati spirituali. Inoltre, la conversione non è un evento isolato, ma ogni credente ha un cartello con su scritto “work in progress”, poiché necessita di pentimento quotidiano.


3. Salvezza: Questo passo logico segue il ravvedimento e si trova esclusivamente nel nome di Gesù Cristo. In questo processo, lo Spirito Santo rappresenta la nostra “caparra” (garanzia) e il sigillo certo della nostra eredità eterna.


4. Prodigi e Segni: Una Chiesa piena dello Spirito vive miracoli, liberazioni e guarigioniì. Il pastore precisa però che la preghiera non serve per trattare Dio come un “cameriere” a cui ordinare cosa fare, bensì serve per allineare il nostro cuore e farci accettare la Sua perfetta volontà, specialmente nei momenti di attesa o di difficoltà.

5. Unità: Ispirati dalla prima Chiesa che condivideva i propri beni secondo il bisogno di ciascuno, i credenti sono esortati a considerarsi semplici “maggiordomi” di Dio. Tutto ciò che possediamo (come ad esempio l’automobile o la casa) non ci appartiene, ma deve essere usato per servire e benedire il prossimo in perfetta comunione fraterna.


6. Crescita: È unicamente lo Spirito Santo ad aggiungere persone alla Chiesa. Il pastore rassicura la congregazione dicendo che “non c’è nulla di piccolo quando c’è Dio dentro”. Come testimonianza della crescita, racconta la storia di Jack, un uomo di 94 anni che ha appena ricevuto la sua primissima Bibbia e ha deciso di donare il suo cuore a Gesù. Ricorda infine alla comunità che il nostro compito è solo quello di “seminare” la parola; l’opera di conversione spetta solo allo Spirito Santo.


Conclusione


Al termine del culto, il pastore invita l’intera congregazione a inginocchiarsi, un gesto che simboleggia la profonda resa del cuore a Dio. Durante la preghiera, condivide di aver avuto una visione di piccole fiamme accese sul capo di ciascuna persona presente, ricordando le lingue di fuoco della prima Pentecoste. Il suo accorato appello finale è di non lasciare che “la freddezza” della routine o le angosce quotidiane spengano questa fiamma una volta usciti dall’edificio. Esorta quindi le famiglie e le coppie a mantenere vivo il fuoco dello Spirito pregando costantemente all’interno delle proprie case.